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La storia del Centro

Gli inizi

Il Centro di ricerche storiche di Rovigno (CRSR), venne costituito negli anni Sessanta su iniziativa dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume con un obiettivo fondamentale: quello di studiare in modo obiettivo la storia della componente italiana del territorio, le tradizioni civili, culturali e sociali degli italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia e, soprattutto, di correggere le interpretazioni strumentali e falsate che la storiografia ufficiale jugoslava aveva dato dei processi e dei fenomeni storici avvenuti in queste terre.
Si trattava di "smontare", con ricerche e studi condotti con estrema imparzialità da studiosi non oberati dai retaggi del nazionalismo, gli schemi e le interpretazioni di una storiografia che, dal dopoguerra in poi, aveva sistematicamente sottaciuto o tentato di negare il peso e il reale contributo porto dalla componente italiana e romanza allo sviluppo della civiltà locale, e che aveva cercato di fornire un'interpretazione distorta delle relazioni nazionali e dei processi interetnici caratterizzanti lo sviluppo di queste terre.
La nascita del Centro rovignese, proprio per questi motivi, si rivelò per la minoranza una scelta obbligata. Vennero così realizzate, quale frutto dell'esigenza di avviare un approfondito dibattito sui nodi ancora irrisolti della storiografia regionale, numerose opere la cui qualità fu riconosciuta, negli anni, dal mondo scientifico.
La proposta di dare vita ad un centro di studi storici della minoranza venne formulata dal Comitato allargato dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume, nel corso di una seduta convocata il 12 novembre del 1968 a Fiume per definire il programma delle celebrazioni del Venticinquesimo anniversario di fondazione dell'Unione (la celebrazione centrale dell'anniversario si sarebbe tenuta ad Umago il 25 maggio del 1969).
Nel corso della riunione venne assunta la decisione di creare una Sezione storica dell'UIIF, con il compito di coinvolgere un ampio numero di studiosi e di appassionati cultori di storia, per dare inizio ad un lavoro di ricerca volto a "sfatare - come ebbe a sottolineare in quell'occasione il presidente dell'UIIF Antonio Borme - l'inadeguata obiettività della trattazione di tutta una serie di questioni storiche riguardanti l'Istria".

Da Sezione a Centro di ricerche storiche

L'iniziativa venne coordinata da un gruppo di studiosi ed appassionati di storia che avevano già condotto, in passato, ricerche e pubblicato saggi, studi e varie opere sulla storia del gruppo nazionale e di queste regioni (fra cui Luciano Giuricin, Giovanni Radossi, Antonio Pautelich, Anita Forlani, Aldo Bressan, Lorenzo Vidotto, Arialdo Demartini, Riccardo Giacuzzo, Claudio Radin). Nacque così il primo nucleo che dette vita, il 12 febbraio del 1969, alla prima riunione della Sezione storica dell'UIIF presso il Museo Civico di Rovigno (che divenne sede provvisoria della nuova struttura).
In quest'occasione si decise di trasformare la Sezione in una vera e propria istituzione denominata Centro di ricerche storiche dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume. Fu approvato inoltre il programma di attività del nuovo ente di studi che si articolava in quattro sezioni o indirizzi specifici: storia regionale generale, etnografia e folklore, dialettologia romanza, storia del movimento operaio, dell'antifascismo e storia della resistenza (nel 1985 sarebbe sorta una quinta sezione d'attività dedicata alle ricerche sociali). Alla presidenza del Consiglio direttivo del Centro fu nominato Luciano Giuricin.
Al secondo incontro, il 18 aprile, sempre nella sede del Museo rovignese, dopo l'approvazione dettagliata del programma d'attività del Centro (che prevedeva, tra l'altro, le prime ricerche su Giuseppina Martinuzzi nel 125° della nascita, sull'UIIF nel 25° dalla fondazione e l'organizzazione di una Mostra itinerante sulla partecipazione degli italiani alla Lotta popolare di liberazione), furono promosse le prime collane editoriali ( i "Quaderni" e gli "Atti") e poste le basi per l'avvio della collaborazione, nel campo editoriale e storiografico, con l'Università popolare di Trieste. A tale scopo, il 15 novembre 1969 si riunì a Rovigno il Comitato misto di redazione delle due collane composto da esponenti del Centro e dell'UPT e vennero fissati i contenuti del primo numero degli "Atti".
Il 26 dicembre del 1969, la Presidenza dell'Unione degli Italiani, approvò il programma del Centro e procedette alla nomina del direttore nella persona del prof. Giovanni Radossi.
L'istituzione si sviluppò rapidamente, sino ad assumere un ruolo centrale nel campo della ricerca e della valorizzazione del patrimonio storico dell'area istro-quarnerina e delle tradizioni civili della comunità italiana.
Nel giro di pochi anni furono pubblicati numerosi volumi, decine di studi e di opere sulla storia di queste terre, sviluppando un approccio storiografico libero dai condizionamenti politici del regime e dalle interpretazioni di parte che, nel passato, avevano cercato di misconoscere o ridurre l'importanza della presenza italiana. Ben presto il CRS divenne un'istituzione "scomoda" per le strutture del potere jugoslavo. L'autorevolezza degli autori e degli studiosi coinvolti, la serietà, l'impegno e il coraggio dei collaboratori e dei ricercatori del Centro e, soprattutto, l'autorevolezza scientifica delle opere prodotte, riconosciuta unanimemente da tutti, consentirono all'Istituzione di proseguire il suo cammino e di affermarsi ulteriormente.

Il primo varo con gli "Atti"

Nel 1970 l'Ente approvò il suo primo Statuto (pubblicato in appendice proprio nel primo numero degli Atti), ed avviò numerose importanti iniziative tese a recuperare ed a preservare il ricco patrimonio storico del gruppo nazionale italiano e, più in generale, dell'Adriatico orientale.
La presentazione del primo volume della collana degli "Atti" ebbe luogo a Dignano il 21 febbraio del 1971, alla presenza di eminenti personalità politiche della Repubblica di Croazia, dell'area istro-quarnerina, di Trieste e della Regione Friuli - Venezia Giulia. La manifestazione si concluse nella vicina Barbana con lo scoprimento di una targa commemorativa nel bicentenario della nascita del canonico Pietro Stancovich, autore della celebre "Biografia degli uomini illustri dell'Istria". La prima edizione del Centro esordì infatti proprio con la riedizione dell'opera stancoviciana.
Nello stesso periodo il Centro collaborò all'organizzazione di vari convegni storici: a Rabaz, il 2 e 3 maggio del 1971, ed a Fiume il 19 novembre dello stesso anno, dedicati alle celebrazioni del 50° anniversario della Repubblica di Albona ed alla fondazione del Partito comunista di Fiume - Sezione della III Internazionale, ai quali parteciparono con proprie relazioni e interventi diversi collaboratori del Centro, nonché numerosi storici provenienti dall'Italia.
Dopo gli "Atti", il 9 settembre 1971, fu presentato a Pola il primo numero della nuova collana "Monografie" dal titolo "Mancano all'appello" di Arialdo Demartini, uno dei comandanti del battaglione partigiano italiano "Pino Budicin".
Nel mese di dicembre del 1971 venne presentato il primo numero della collana dei "Quaderni", dedicato agli atti dei convegni storici di Rabaz e di Fiume, e ad allo studio di nuovi elementi, o di fonti ed aspetti spesso sottaciuti della storia del movimento operaio della regione.

Il confronto con le forze nazionaliste

Con la sua impostazione il Centro si trovò ben presto ad opporsi alle tendenze nazionalistiche della storiografia croata e slovena e, in particolare, all'azione delle nuove forze del movimento nazionalista croato (il "Mass-pokret") che, nei primi anni Settanta, aveva preso piede, con l'avvallo del Partito comunista, delle istituzioni statali e la complicità dei media, nella società croata.
In Istria e a Fiume il nazionalismo assunse aspetti del tutto particolari rispetto al resto del Paese, in quanto i principali bersagli divennero il gruppo nazionale e le sue istituzioni: l'Unione in primo luogo, ma in particolare il Centro di ricerche storiche di Rovigno che stava mettendo in seria difficoltà, con le sue opere ed i risultati delle sue ricerche, le posizioni del potere e le tesi del nazionalismo croato.
A seguito della cerimonia dello scoprimento della targa commemorativa in onore di Pietro Stancovich a Barbana, si levarono sulla stampa croata delle pesanti accuse contro il Centro di ricerche rovignese. Il quotidiano "Glas Istre" di Pola e il "Novi List" di Fiume definirono la cerimonia promossa dal CRS una "provocazione". Duri attacchi furono condotti anche dalla rivista "Dometi", mentre in difesa del CRS e del gruppo nazionale si schierò "La Voce del Popolo" con i coraggiosi editoriali del suo caporedattore Paolo Lettis. Le polemiche contro il Centro di studi erano in effetti parte di un disegno più ampio avente quale bersaglio l'azione politica promossa dall'UIIF (definita dai programmi e gli indirizzi fissati all'Assemblea di Parenzo il 23 maggio 1971- vedi: Documenti I, CRSR 1972).

La prima sede del Centro

Nel maggio del 1972 il Centro, che prima aveva usufruito dei vani del Museo civico, si trasferì in un'ala della Casa di cultura di Rovigno, ove allestì, al numero 3 di Piazza Matteotti, i suoi nuovi uffici (di fronte alla sua attuale sede). Si trattava di pochi vani, che misero comunque il Centro in condizione di poter operare con maggiore autonomia. La nuova sede fu sistemata con le prime attrezzature fornite dall'UPT nel corso del 1973, inaugurando una biblioteca di oltre 3.000 volumi, con riviste e pubblicazioni specializzate, ed un vasto archivio con documenti fino ad allora custoditi in alcuni ripostigli del Museo.
In quell'anno, oltre al secondo volume degli "Atti" e al nuovo numero delle "Monografie", dedicato al battaglione triestino d'assalto, uscì anche il primo volume della nuova collana "Documenti" con i materiali della "storica" XIV Assemblea dell'UIIF.
L'Unione degli Italiani, nello stesso periodo, divenne bersaglio delle critiche dei vertici politici, a seguito della pubblicazione del "Foglio d'informazioni" dell'UIIF (la cui parte "storica" e di documentazione venne affidata al Centro di ricerche con una redazione coordinata da Giovanni Radossi e Luciano Giuricin).
Inviato a tutte le direzioni politiche ed amministrative delle repubbliche di Croazia e di Slovenia, il "Bollettino dell'UIIF" costituiva una specie di "libro bianco" degli abusi, delle inadempienze e dei condizionamenti attuati sino allora dal potere jugoslavo nei confronti della minoranza e rappresentava un vero e proprio "atto d'accusa" contro le strutture politiche che avevano ridotto la componente italiana, intaccando duramente i diritti acquisiti e favorendo l'assimilazione, ad una condizione di emarginazione e di sudditanza.

Sfatato il "tabù" dell'esodo

La destituzione del presidente dell'UIIF Antonio Borme nel settembre del 1974 si riflesse negativamente sul ruolo e l'attività del Centro di ricerche, che subì pesanti pressioni da parte del potere e dovette confrontarsi con gli effetti di una difficile fase di "normalizzazione politica".
Ma l'impegno e la caparbietà degli studiosi e dei collaboratori dell'Istituzione e il prestigio scientifico che il Centro si era conquistato nel frattempo contribuirono a scongiurare lo stallo delle attività. Il suo ruolo e le sue iniziative, anzi registrarono, negli anni successivi, un'ulteriore fase di crescita.
Uscirono in quel lasso di tempo opere importanti quali "La mia vita per un'idea" di Andrea Benussi (Monografie III), una vera e propria sfida in quel momento (dicembre 1973), visto che, per la prima volta, venne affrontato il problema dell'esodo e delle ragioni che lo avevano causato. Il libro in seguito fu tradotto in lingua croata, e così fu per "Mancano all'appello" di Arialdo Demartini, al quale fu assegnato il premio "Mijo Mirković", con l'idea di trarne la sceneggiatura per un film in lingua italiana.
Nel 1973 venne istituita l'attività documentaristica riservata alla comunità nazionale italiana nel territorio del suo insediamento storico dal 1943 ad oggi (con oltre 43.000 unità d'archivio e 250.000 documenti originali e fotocopie, verbali, memorie, testimonianze, foto, registrazioni audio e video). Venne costituita in questo periodo la nuova Sezione fotocinedocumentaristica del Centro ed alcune sue sezioni in seno alle Comunità degli italiani di Pola, Fiume e Buie.
Sempre in questo periodo (dicembre 1975) uscì dalle stampe l'opera "Rossa una stella", di Giacomo Scotti e Luciano Giuricin, (quarto volume della collana "Monografie", tradotta in seguito anche in lingua croata), dedicata alle vicende del battaglione italiano "Pino Budicin", alla cui realizzazione contribuirono numerosi collaboratori.
Fu inoltre promosso un importante convegno scientifico dedicato alla figura di Giuseppina Martinuzzi, nel 50.esimo anniversario della morte, con contributi originali di Giacomo Scotti, Alessandro Damiani e Bruno Flego (raccolti successivamente nel volume IV dei "Quaderni").
Grande attenzione venne rivolta in particolare alla storia antica, moderna e contemporanea dell'Istria, di Fiume, della Venezia Giulia e, in generale, dell'Adriatico orientale.
Grazie alla collaborazione con l'Università Popolare di Trieste e al contributo di alcuni dei più noti storici e studiosi del Capoluogo giuliano (Elio Apih, Giulio Cervani, Iginio Moncalvo, Arduino Agnelli, Giuseppe Cuscito ed altri) fino al 1978 il Centro pubblicò ben otto volumi degli "Atti", senz'altro la più feconda e prestigiosa collana dell'Ente.
L'edizione divenne un importante "laboratorio" di confronto ma anche di collaborazione tra la storiografia italiana e quella jugoslava, tra le diverse interpretazioni e scuole di pensiero sulla storia della penisola istriana e del confine orientale e, soprattutto, un punto di riferimento, grazie allo studio di nuove fonti e documenti, per l'approfondimento della conoscenza del passato e la valorizzazione del patrimonio storico, civile, sociale, culturale ed artistico di queste terre.

La nuova sede

Il 10 novembre 1978 segnò un avvenimento straordinario: l'inaugurazione ufficiale della nuova sede del centro al numero 13 di Piazza Matteotti. L'edificio, sede un tempo della prima Manifattura Tabacchi, venne messo a disposizione dalla Municipalità di Rovigno, che assicurò, nello stesso tempo, parte dei mezzi per i lavori di ristrutturazione. Il resto lo fece l'Università popolare di Trieste, fornendo moderne attrezzature, gli arredi interni ed occupandosi dei successivi lavori di miglioria che iniziarono nel 1986 in collaborazione con il Comune rovignese.
A chiusura di questa prima fase, il Centro pubblicò una trentina di opere, fra cui alcuni volumi di particolare importanza e prestigio, come la ristampa della "Storia documentata di Rovigno" di Bernardo Benussi, della "Storia di Fiume" di Giovanni Kobler e del "Vocabolario Dignanese-italiano" di Giovanni Andrea della Zonca, nell'ambito della nuova "Collana degli Atti".
Nel 1979 venne avviata una collaborazione con il Centro per la storia del movimento operaio e della lotta popolare di liberazione dell'Istria, del Litorale croato e del Gorski kotar, con sede a Fiume, che portò alla realizzazione di tre opere bilingui edite nella collana "Acta historica nova".
La collaborazione si estese anche ad altre istituzioni a livello regionale, nazionale ed internazionale. Da questi contatti scaturirono oltre 600 abbonamenti alle pubblicazioni del Centro in Croazia, Slovenia, Italia e in altri paesi europei nonché in America; più di 200 titoli sarebbero stati inoltre scambiati con varie istituzioni scientifiche in Slovenia e Croazia e 180 con analoghi soggetti in Italia.
Non fu uno sviluppo indisturbato; ogni iniziativa del Centro continuava ad essere controllata e soppesata dal potere e le reazioni, anche pesanti, erano una costante.

Il ruolo della rivista "La Ricerca"

Gli anni Novanta hanno segnato il grande rilancio del Centro di ricerche storiche. Grazie alla collaborazione con l'Università popolare di Trieste ed ai contributo del Governo italiano è stata ulteriormente ampliata la sede (con l'innalzamento del terzo piano dell'edificio) e completata la rete informatica del Centro.
Nel settembre 1991 venne pubblicato il primo numero del bollettino "La Ricerca", rivista trimestrale del Centro. La rivista (negli oltre quaranta numeri usciti sinora) ha svolto un ruolo di inestimabile valore presentando l'attività dell'Ente, sviluppando contatti con vari studiosi e con numerose istituzioni scientifiche del Paese e all'estero e, soprattutto, pubblicando articoli e saggi originali tesi ad approfondire gli studi ed i vari indirizzi di ricerca promosi dal Centro.
Significativo è stato l'apporto dato da "La Ricerca" al "Progetto 11", elaborato nel marzo del 1989 e avviato nel gennaio 1990 nel quadro della collaborazione tra l'Unione Italiana e l'Università Popolare di Trieste.
Un notevole stimolo venne dato anche dalla nuova Sezione di "Ricerche sociali" creata nel 1985, che coinvolse non pochi studiosi e collaboratori per dare vita a nuovi studi anche nel campo sociale. I primi saggi furono ospitati nei volumi IX e X dei "Quaderni", per essere poi pubblicati in un'apposita collana, denominata appunto "Ricerche sociali", che dal 1989 al 2013 ha dato vita a ben 20 volumi.
Significativa è stato inoltre l'avvio della nuova collana "Etnia", che ha sfornato finora, dal 1990 in poi, una decina di volumi. Tra questi da citare "La comunità italiana in Istria e a Fiume fra diglossia e bilinguismo" di Nelida Milani Kruljac, "La scuola italiana in Jugoslavia" di Luciano Monica, i due volumi del compianto prof. Antonio Borme sulla "Minoranza italiana in Istria e a Fiume", "I censimenti" dal 1850 al 1936 di Guerrino Perselli, "L'identità etnica degli Italiani dell'area istro-quarnerina" di Loredana Bogliun-Debeljuh, "La cultura degli Italiani dell'Istria e di Fiume" di Alessandro Damiani e "Trent'anni di collaborazione" tra l'UI e l'UPT di Ezio e Luciano Giuricin,  "La comunità nazionale italiana nei censimenti jugoslavi 1945 - 1991" di autori vari, “La Comunità Nazionale Italiana 1944-2006” di E. e L. Giuricin e “Nascita di una minoranza” di Gloria Nemec.

L'informatizzazione del Centro

Dopo il completo restauro della nuova sede ebbe inizio l'importante fase di ammodernamento e informatizzazione del Centro. Nel 1990 venne creata una "Banca dati" a disposizione di studiosi e storici di tutto il mondo. Nel febbraio del 1996 fu attivata la rete informatica interna, e dall'aprile dello stesso anno venne messo on-line il sito del Centro, dapprima ospitato dal server dell'Università di Trieste e poi, dal 1999, con un proprio dominio proprietario (www.crsrv.org).
La biblioteca scientifica, completamente informatizzata, conta oltre 110.000 volumi, 1695 titoli di periodici e 673 giornali dell'area giuliano-dalmata. Fondamentale l'archivio del Centro, organizzato in 50.000 unità archivistiche, pari a 350.000 documenti, di cui 30.000 relativi all'esodo. A quello generale si è aggiunto l'archivio fotografico con 40.000 unità, (disposte in 200 raccoglitori contenenti stampe, negativi, diapositive, pellicole da 16 mm, microfilm, lastre fotografiche, videocassette). I documenti riguardano principalmente l'attività del gruppo nazionale (scuole, Comunità degli italiani, Unione, istituzioni, manifestazioni varie), la storia del movimento operaio, quello antifascista e la Resistenza. A questo riguardo da segnalare innanzitutto il programma archivistico della rete informatica, che consente un'efficiente gestione e consultazione degli archivi. L'inserimento dei dati nel data base ha richiesto quattro anni di lavoro di una decina di operatori che hanno dovuto elaborare schede e documenti relativi a 40 anni di attività.
Nel novembre del 1995 alla biblioteca scientifica del Centro venne riconosciuto lo status di "Biblioteca depositaria del Consiglio d'Europa", con una particolare sezione dedicata ai diritti umani, alla tutela delle minoranze e alla protezione dell'ambiente (con un fondo librario di oltre 3.000 titoli, tra volumi specializzati, riviste, opuscoli, trattati, accordi internazionali ed atti ufficiali emanati dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dal Parlamento europeo).

I trent'anni del Centro

Il 6 novembre del 1999 il Centro ha celebrato il suo trentennale con una manifestazione solenne nel corso della quale, alla presenza delle autorità delle repubbliche di Croazia, di Slovenia e d'Italia, sono stati inaugurati i nuovi vani dell'Istituzione al terzo piano dell'edificio, costruito con l'apporto del Governo italiano e del Comune di Rovigno.
In quell'occasione al Centro venne assegnata dal Comune la "Targa città di Rovigno", e al suo direttore Giovanni Radossi il "Premio città di Rovigno", per il contributo dato al prestigio della città in campo nazionale e internazionale.
Il Centro ha avviato inoltre degli stretti rapporti di collaborazione con l'Archivio di Stato di Venezia per la realizzazione del progetto "Medarcer" nell'ambito del programma comunitario "Raffaello". Il progetto prevede la raccolta, la schedatura, l'archiviazione in video-disco e l'interscambio di documentazioni storico-cartografiche sulle fortificazioni costiere e le strutture portuali veneziane antiche in Adriatico e nel Mediterraneo. Va rilevato che l'istituzione vanta una collezione ed un archivio cartografico straordinariamente ricco con centinaia di mappe originali, carte geografiche e militari, stampe antiche, riproduzioni di alto valore storiografico, geografico, culturale ed artistico.
La sede del Centro di ricerche storiche di Rovigno è stata visitata da note personalità: dai presidenti italiano e croato Carlo Azeglio Ciampi e Stijepan Mesić (il 10 ottobre del 2001), dai presidenti del Parlamento e del Senato italiani Nilde Jotti (nel 1981) e Giovanni Spadolini (nel 1993), da numerosi esponenti dei governi italiano, croato e sloveno nonché dai rappresentanti delle strutture diplomatiche e delle istituzioni politiche, parlamentari, scientifiche ed accademiche dei tre Paesi e di numerosi enti internazionali.
Numerose le visite di studiosi, storici, studenti dal Paese e dall'estero, per una media di 800 ricercatori e 600 studenti ogni anno. Sono una sessantina gli studenti e i laureati che hanno potuto realizzare le loro tesi di laurea e di dottorato, dedicate in particolare ad argomenti istriani, fiumani e dalmati, usufruendo della biblioteca scientifica, dell'archivio, dei documenti, nonché dell'aiuto professionale dei ricercatori del Centro.
Recentemente l'Ente ha ampliato ulteriormente la propria sede, acquisendo e ristrutturando i vani delle due attigue Case "Albertini".
In oltre quarant'anni di attività l'Istituzione ha pubblicato più di 270 volumi, che corrispondono a quasi 100.000 pagine stampate per un totale di 350.000 copie. Gli abbonati alle edizioni del Centro sono oltre 400, mentrre 300 sono i titoli di scambio con enti ed istituzioni scientifiche di tutto il mondo. Le serie che vengono pubblicate sono: gli "Atti", "La Collana degli Atti", i "Quaderni", le "Monografie", i "Documenti", le "Fonti", "Acta Historica Nova", "Ricerche Sociali", "Etnia", "La Ricerca (Il Bollettino)" e varie altre edizioni speciali.
Con l'istituzione della Giornata del Ricordo il Parlamento italiano ha approvato un'ordine del giorno che riconosce al Centro di ricerche storiche di Rovigno il ruolo di istituzione di importanza fondamentale nel campo culturale, storico, letterario e artistico per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio civile e delle tradizioni italiane nell'Istria, a Fiume e in Dalmazia. L'Istituto è stato, sin dal suo inizio, un punto di riferimento insostituibile per la tutela e l'affermazione dell'identità nazionale italiana della popolazione di quest'area.
Il contributo del Centro è stato significativo, inoltre, anche perché ha avvicinato il mondo scientifico e della ricerca storica italiano, croato e sloveno, stimolando gli studiosi dei tre Paesi ad avviare un dialogo e un costruttivo confronto storiografico che, da sempre alla base del progetto culturale dell'Istituto, è riuscito a proporre una sintesi e le prime tracce di un quadro d'insieme atti a superare le troppe lacune e le dolorose fratture della storia.

Ultimo agg.to: ottobre 2013